Diffusione dell'Alitosi - Epidemiologia


Gli studi epidemiologici sull'alitosi non sono numerosi, ne consegue che neppure i dati sulla prevalenza risultano abbondanti; questo è associato all'esistenza di una marcata difficoltà nell'individuazione obiettiva del disturbo. Solo recentemente sono stati introdotti in commercio strumenti in grado di valutare, nell'aria, la presenza di composti volatili solforati correlati all'alitosi. Uno studio effettuato nel 1966 nei Paesi Bassi (de Wit, 1966)1, su un campione di 11625 persone, ha dimostrato che la prevalenza del disturbo era del 25%, in individui con più di 60 anni di età, mentre scendeva drasticamente al 10 %, se l'età dei soggetti era inferiore a 20 anni: l'incremento della prevalenza risultava quindi proporzionale all'aumento dell'età. Negli Stati Uniti la percentuale di popolazione che presenta problemi di alitosi oscilla tra il 10 il 30% (Meskin,1996)1. Nonostante i dati sulla prevalenza non siano recenti, è rilevante che negli Stati Uniti vengano spesi circa un bilione di dollari l'anno in prodotti rinfrescanti per l'alito; pare oggettivo che si tratta di un problema talmente sentito dalla popolazione, da ricorrere a tali rimedi. Lo studio condotto da Miyazaki et al.(1995), su un campione di popolazione di età compresa tra i 18 e i 64 anni, dimostra inoltre, che la prevalenza tra individui di sesso maschile e femminile non è significativa. (La prevalenza in questo studio è del 28%, è stata valutata con Halimeter ed'è stata considerata patologica la presenza di composti volatili maggiore di 75 ppm)12. Anche studi più recenti hanno dimostrato che la prevalenza (su un campione di popolazione che frequenta abitualmente uno studio) non si riduce con il passare del tempo. I risultati dell'ultima ricerca, che risale al 2006 (Liu et al.), hanno evidenziato che il 27,5 % dei soggetti era affetto da alitosi1. La pratica clinica ci insegna che la percentuale di pazienti con alito sgradevole è, in realtà, molto più numerosa e che, le percentuali sopra riportate, tendano a sottostimare il problema. Secondo la nostra esperienza, infatti, quasi la totalità dei pazienti parodontopatici presenta alitosi e questo (pare) fortemente correlato alla gravità della patologia.