Diagnosi


La valutazione dell'alito del paziente dovrebbe essere una manovra di routine da parte dell'odontoiatra o dell'igienista, giacché potrebbe trattarsi di un segno e un sintomo di patologie in atto, che necessitano trattamento. Molto spesso, è lo stesso paziente che, durante la visita, riferisce di avere alitosi; che sia lui stesso ad essersene accorto o che qualcun'altro glielo abbia riferito. Spesso però il reclamo del paziente non ha fondamento: il 40-60% dei pazienti che si recano in uno studio dentistico per l'alitosi, non presentano alcun problema obiettivamente riscontrabile. La condizione per cui molti pazienti credono di avere l'alitosi è chiamata alitofobia. Si tratta di uno status psicologico, per cui il paziente riferisce e lamenta un alito cattivo, non oggettivamente rilevato. Su un paziente affetto da alitosi occorre eseguire una valutazione che solitamente inizia con un colloquio anamnestico, volto a chiarire le caratteristiche dell'alitosi di quel paziente e le possibili correlazioni con gli stili di vita e le abitudini viziate dello stesso. É importante cercare di capire se l'alitosi di quel paziente è transitoria, quindi presente solo in alcuni momenti della giornata (la mattina appena alzati e al digiuno tra due pasti), legata ad alcune abitudini o condizioni particolari: parlare per molto tempo, assumere determinati cibi alitogeni (aglio, cipolla) o proteici, l'abitudine al fumo o all'alcol, l'assunzione di alcuni farmaci (riducono la secrezione salivare) e le abitudini di igiene orale del paziente. Inoltre l'esame clinico dovrà completarsi di un esame obiettivo rivolto ad analizzare le condizioni del cavo orale: denti, gengive e mucose. È, inoltre, importante valutare la presenza e la quantità di patina linguale.

patogenesi alitosi - gengivite - parodontite

Il modo più semplice di valutare l'alitosi è quello organolettico, che consiste nell'odorare l'aria emessa dalla bocca del paziente. Per avere un risultato più obiettivo possibile è necessario che almeno due persone effettuino questo tipo di test. Il risultato si traduce nell'attribuzione di un valore, in base ad una scala. Esistono molte scale con quantità di punti differenti, qui ne abbiamo riportata una a 5 punti (tab. 2). L'inconveniente maggiore di questo tipo di metodica è il disagio che si crea sia da parte dell'operatore che del paziente11. É possibile valutare l'alitosi anche strumentalmente: nel 1970 Tonzetich e i suoi colleghi, progettarono uno strumento in grado di valutare la quantità di composti solforati presenti nell'aria emessa dalla bocca del paziente, l'Halimeter®. Questo strumento, esprime la concentrazione in parti per bilione, in più, se viene collegato ad una stampante, è in grado di valutare la concentrazione in funzione del tempo, attraverso un grafico. Il prelievo dell'aria si esegue inserendo nella bocca del paziente una cannula aspirante collegata alla macchina, per una profondità di 4 cm, si esegue un prelievo, inserendola in corrispondenza delle tonsille e infine nelle cavità nasali. Per fare diagnosi di alitosi, i valori dei composti volatili solforati devono essere superiori a 75100 ppb. L'analisi strumentale, come quella organolettica, deve essere realizzata in condizioni particolari, ad esempio: il paziente, nelle ore che precedono il test, non può assumere bevande o collutori a base alcolica o contenenti oli essenziali, poiché altererebbero il risultato. L'utilizzo dell'Halimeter®, anche se è molto motivante per il paziente, non può essere l'unico dato che si utilizza per fare diagnosi.